Emergenza coronavirus - chiudono attività commerciali non di prima necessità

Emergenza coronavirus - chiudono attività commerciali non di prima necessità

Il DPCM 11 marzo 2020 ha aggiornato le disposizioni per il contenimento dell'emergenza coronavirus.

Il provvedimento, reso necessario dalla crescita esponenziale del contagio, sospende le attività di bar, pub, ristoranti. Chiudono parrucchieri, centri estetici. Mentre saranno aperti alimentari, benzinai, edicole e tabacchi oltre a farmacie e parafarmacie. Le industrie resteranno aperte ma con "misure di sicurezza", cioè purché garantiscano iniziative per evitare il contagio. Chiusi invece i reparti aziendali "non indispensabili" per la produzione. Si incentiva anche la regolazione di turni di lavoro e le ferie anticipate.

Nell'allegato 1 e nell'allegato 2 si trova l'elenco specifico delle attività alle quali è consento di rimanere aperte per ragioni di pubblica utilità: qui.

Il decreto all'art.1 (commi 7,8, 9,10) specifica che, per le attività produttive:

7)  In  ordine  alle  attività produttive  e   alle   attività professionali si raccomanda che: 

      a) sia attuato il massimo utilizzo da parte  delle  imprese  di modalità' di lavoro agile per le attività che possono essere  svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza; 

      b) siano incentivate le ferie e  i  congedi  retribuiti  per  i dipendenti nonchè gli altri strumenti previsti dalla  contrattazione collettiva; 

      c)  siano  sospese  le  attività  dei  reparti  aziendali  non indispensabili alla produzione; 

      d) assumano protocolli di sicurezza  anti-contagio  e,  laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti  di protezione individuale

      e) siano incentivate le operazioni di sanificazione dei  luoghi di lavoro, anche utilizzando  a  tal  fine  forme  di  ammortizzatori sociali; 

8) per le sole attività produttive si  raccomanda  altresì che siano limitati al massimo gli  spostamenti  all'interno  dei  siti  e contingentato l'accesso agli spazi comuni

9) in relazione a quanto disposto nell'ambito dei numeri 7 e 8 si favoriscono, limitatamente  alle  attività produttive,  intese  tra organizzazioni datoriali e sindacali. 

10) Per tutte le attività non  sospese  si  invita  al  massimo utilizzo delle modalità di lavoro agile. 

 

Cosa devono fare le aziende?

 

In attesa di ulteriori dettagli dalle fonti ufficiali, per tutte le indicazioni sulle misure di prevenzione e protezione da attuare in azienda vi rimandiamo ai documenti specifici per i datori di lavoro, emessi in questi giorni dalle Azienda Sanitarie Regionali:

Regione Marche:  "nota informativa per le aziende del territorio marchigiano

Regione Veneto: COVID-19: SINTESI SULLE PRINCIPALI DISPOSIZIONI ED INDICAZIONI FORNITE PER I DATORI DI LAVORO 

Regione Lombardia - ATS Insubria: FAQ - AZIENDE E LAVORATORI

ASL Bologna: Prime indicazioni per le aziende ai fini dell’adozione di misure per il contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro

USL Umbria 2: Covid-19 - Indicazioni per le aziende non sanitarie e attività produttive in genere, attive sul territorio Usl Umbria 2

In questi documenti si trovano indicazioni per limitare i contatti tra le persone e procedure di sanificazione degli ambienti. Inoltre, è possibile stampare queste indicazioni e appendere tutti i materiali rilasciati dalle fonti ufficiali: vedi riferimenti qui.

Per alcuni settori specifici le associazioni di categoria hanno emesso linee guida approfondite:

Edilizia: Linea guida ANCE

Nel caso l'azienda volesse attivare lo smart woking (lavoro agile) in questa news sono riassunti gli obblighi in materia di salute e sicurezza: leggi qui

 

Restiamo a disposizione ai nostri contatti.